Che Qingdao, in Cina, non fosse una località ideale per disputare le regate veliche nell'ambito dell'Olimpiade era risaputo: poco vento e ballerino, cielo spesso nuvoloso che blocca la brezza, palazzoni sulla costa che deviano i refoli. Poi l'inquinamento. Le federazioni veliche di diversi Paesi, nei mesi scorsi, si erano dette preoccupate per la salute degli atleti che si batteranno tra i flutti sporchi di quel mare. Ma questi giorni lo scenario nella città marina cinese è quasi lisergico: il blu dell'acqua è stato soppiantato da un verde intenso mentre le tipiche increspature da vento hanno la consistenza vegetale di una pianura della Cornovaglia. Le autorità del regime, ha informato l'agenzia ufficiale Xinhua, hanno reclutato 3.000 persone per pulire, con 400 barche che solcano lo specchio d'acqua come fossero tosaerba. L'abnorme sviluppo delle formazioni, dicono alcuni esperti, potrebbe essere causato anche da un eccesso della concentrazione di certe sostanze chimiche che fungono da "nutrienti", mentre per altri sono semplicemente il risultato delle recenti forti piogge che hanno funestato la regione dello Shandong.